AAA Comune Milano Cerca Esperto Derivati?
Posted on November 4, 2009
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“Dopo una vita di risparmi, di BOT e CCT, devo proprio riposarmi, andare via di qui”. Ma erano gli anni ‘80. Venti anni dopo i Figli di Budda canterebbero a suon di swap, future, CDO e CDS. Nel 2005 l’associazione bancaria italiana, ABI, annuciava che “831 enti locali anno avuto accesso a strumenti derivati”, ossia prodotti finanziari il cui valore deriva dal valore di un bene sottostante (azioni, tassi di interesse, cambi monetari, prezzi degli immobili). BOT e CCT non vanno più. Associata all’acquisto di derivati da parte degli enti c’era una possibile perdita (da parte di questi e di piccole e medie imprese) di 4 miliardi di euro, ma, rassicurava il direttore dell’ABI Domenico Santacecca alla commissione finanze della Camera sui derivati: “La perdita è solo potenziale, non è assolutamente certo che alla scadenza delle operazioni questo importo corrisponderà a quanto effettivamente a carico delle imprese [e degli enti].”
In quello stesso momento, a Londra, i rappresentanti del comune di Milano firmavano contratti per 1.6 miliardi di euro con quattro banche d’affari: Deutsche Bank, Ubs, Depfa Bank, JP Morgan. Quattro anni dopo, a seguito di un’inchiesta che vedrà l’arresto di dieci banchieri delle suddette banche insieme a dipendenti e consulenti del comune, l’allora direttore generale della tesoreria di Milano affermerà, ricordando la firma dei contratti: “Non sono in grado di interloquire in lingua inglese e non sono affatto un esperto in operazioni in strumenti derivati.”
Non stiamo parlando della solita Canicattì. Stiamo parlando di Milano, l’equivalente italiano di Londra, la cui amministrazione comunale si fa, come scritto nell’inchiesta del PM Alfredo Robledo, “spogliare dolosamente” da una decina di banchieri. Un comune i cui rappresentanti o non parlano inglese e nulla affatto sanno di derivati, oppure sono solo molto desiderosi di firmare –e finiscono indagati.
Da quattro anni a questa parte qualcosa, per fortuna, è cambiato. Il pericolo dell’abuso dei derivati è stato recepito dal legislatore. La legge finanziaria del 2008 introduce l’idea che un ente pubblico è come un comune cittadino, e quindi la banca deve assicurarsi che l’acquirente abbia “preso piena conoscenza dei rischi e delle caratteristiche dei medesimi [derivati]”, pena indagini e annullamenti di contratti. Anche la Corte dei Conti nel frattempo compirà varie “indagini sul fenomeno degli strumenti derivati finanziari” negli enti locali.
Ma sono tutti uguali questi enti locali? Se la capitale della finanza italiana si è fatta abbindolare come un bambino goloso, è accaduto lo stesso per tutti gli altri comuni? Per fortuna no…
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