Foto Canoa Quebrada
Posted on April 5, 2007
Filed Under Brasile, Photography, Reportage |
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Mi prendo dieci giorni di vacanza. Per poco piu` di una settimana la smettero` di viaggiare nella campagna brasiliana e me ne andro` a trovare Marino, a Canoa Quebrada. L’anno prima ero rimasto un mese in Brasile, per il documentario, e non avevo neanche visto la costa. Oramai sono due mesi che me ne sto qui, e un bagno nell’acqua salata dell’Atlantico mi farebbe piacere. Ma tutto ha un costo, anche i voli low budget. Parto da San Paolo alle 11 di notte e arrivo a Fortaleza alle 2 di mattina. Per risparmiare prendo vari bus da casa di Helena, che abita a Vila Madalena, un quartiere centrale di San Paolo, fino a Guarulhos, l’aereoporto. Helena sembra molto divertita dal fatto che per risparmiare una ventina di euro mi faro` due ore di bus, ma va benissimo.
Chiaramente sbaglio strada e un’ora dopo mi ritrovo a camminare in un paesino sconosciuto alle porte di San Paolo con un ragazzo magro, scuro, gli immancabili sandali di gomma, sotto una pioggerella sottile, londinese. Il tipo e` felice di avere qualcuno che cammina con lui, per di piu` europeo. Fa questa strada ogni giorno tornando dal lavoro e non gli e` mai capitato. Io ho una borsa di plastica, pantaloncini corti/costume e gli immancabili sandali di gomma. Non appaio un ricco europeo in vacanza e mi sento piu` che tranquillo in questa periferia male illuminata, deserta. L’importante e` aver fiducia negli sconosciuti. Quando arrivo a Fortaleza non ci sono piu` autobus. Fedele alla linea non penso neanche di prendere un taxi. Mi accomodo sotto un flipper, in una sala giochi abbandonata all’interno dell’aereoporto, metto la borsa sotto la testa, e mi addormento di botto. La mattina appena sveglio scatto la foto qui a sinistra e vado a prendere l’autobus per la rodoviaria di Fortaleza, la stazione dei bus.
Nella rodoviaria prendo la colazione che da quando arrivai a Brasilia divento` un must salutista: vitamina de abacate, frullato di avocado e bolo, la torta. Compro il biglietto per Canoa Quebrada, canoa rotta, e scatto due foto. Nella luce del mattino, di taglio, gli enormi ombrelloni di cemento armato sembrano fiori scrostati lasciati da qualche architetto fantasioso degli anni ‘50. Belli insomma. Cosi` si parte alla volta di Canoa, dove dovrebbe esserci Marino, conosciuto nel 2000 a Santa Cruz in Bolivia e rivisto quattro anni dopo a Martellago, vicino Mestre. Arrivo e gironzolo per il paesetto, dopo una mezzoretta passata a far domande trovo qualcuno che mi indica dove abita Marino. Lo trovo stravaccato su un’amaca con Marta, la sua compagna, sedutagli vicino. Baci e abbracci. Canoa e` stata scoperta negli anni ‘80 da alcuni hippy. In Brasile vengono chiamati hippy i ragazzi che vivono viaggiando e producendo oggetti di artigianato. E infatti Canoa sta all’artigianato come Padova alla fisica, nel senso che il periodo di massimo splendore e` passato da un pezzo. Ma il Galileo dell’artigianato e` ancora vivo: il Cileno. Il Cileno ha una specie di castello pericolante dove lavorano vari artigiani. C’e` un laboratorio con gente che intaglia pietre, intreccia maglie di argento. Martelli, martelletti, trapani da odontotecnico, musica, un asino che raglia. Il Cileno e` un tipo tarchiato, con un sorriso da pirata, felice di farti visitare il castello. Un altro personaggio, Marino a parte, e` il maestro. Magro, capelli bianchi, appena scopre che sono fisico mi tiene a parlare dell’origine dell’universo per due ore. I discorsi sono confusi, le sigarette in Brasile si fanno senza tabacco se possibile, e cerco di districarmi tra la vista che mi si annebbia e un anarco-nichilismo che mi sembra di riuscire a far sposare perfettamente con una visione spirituale della vita –miracolo che solo una serata sotto un cielo stellato tropicale puo` far accadere.
Per la serie il mondo e` piccolo, Marino mi presenta un suo amico: Carlo, di Novara. Ha due anni piu` di me e scopriamo che frequentammo la stessa scuola media. Ci ricordiamo entrambi della prof.sa Castano, la temibile profe di matematica, bravissima, bionda ossigenata, con le sue camice sempitrasparenti i reggiseni della loveable le gonne corte. Io me la ricordo sulla cinquantina, Carlo sulla quarantina. Rimango ancora ora della mia opinione, ma entrambi siamo d’accordo che le sue mise non erano adatte alla sua eta` e che era una grandissima didatta –tanto brava quanto bastarda. Carlo adesso sta per avere un figlio e produce cilum –e` un hippy per i brasiliani, un artigiano per gli italiani. Non sembra male la vita dello hippy/artigiano. Produrre un cilum come shiva comanda non e` banale, e un cilum mediocre e` immediatamente identificabile: la pietra interna balla. Mi spiega come fa per ottenere il cono interno perfettamente levigato, a produrre il prisma esagonale che fa da filtro perfettamente inscrivibile al cono interno, in modo che non balli appunto. La stagione bella la passa in Italia tra un festival e l’altro, col camper, a vendere. D’inverno in India o Brasile a comprare vestiti o prodotti di artigianato che si rivendono poi in Europa, insieme ai cilum. Non e` una vita triste e grama, ma anche a Canoa non stiamo male. Un giorno ci compriamo aragoste da un ragazzo sulla spiaggia, vino bianco e ci facciamo delle linguine all’aragosta saltata in padella con aglio e olio, tirate col vinello. Un capolavoro.
Marino decide che mi devo divertire e rilassare. Vabbene andare in giro per la campagna istallando computer, ma se tutti iniziassero a sacrificarsi per costruire una societa` migliore nessuno se la godrebbe, questa societa` migliore –questa e` una boutade di Alexander Herzen, riportata da Isaiah Berlin, ma il concetto era lo stesso. Un po’ come Berlin non amo il marxismo, ma non posso non ammirare alcuni pensatori marxisti, come i dirigenti del Movimento Sem Terra, e son felice che Canoa Quebrada sia una parentesi di dieci giorni e non una scelta di vita. Cosi` per farmi divertire affittiamo un Dune Buggy e con in mente Altrimenti Ci Arrabbiamo partiamo. Dopo un po’ sulla spiaggia incontriamo questi pescatori sulle Jangadas. Io quasi urlo di gioia.
Non pensavo esistessero ancora, le avevo viste solo in It’s all true, il documentario montato postumo di Orson Welles sul Brasile. Non sono delle imbarcazioni molto sicure: il protagonista del documentario di Welles muore poco prima di arrivare a Rio de Janeiro perche’ un’onda se lo porta via: Sono come grandi windsurf, e in caso di maltempo e` facile essere sbalzati fuoribordo. Il tipo, una reincarnazione sudamericana del vecchio e il mare, mi dice che quando escono a pescare restano fuori per ventiquattro ore. Non so se abbia letto Hemingway, ma mi racconta esattamente la stessa cosa: i pesci di grossa stazza vengono presi all’amo e fatti stancare facendo loro trascinare la jangada per ore. Canoa e` sempre meno un paesino di pescatori e sempre piu` un centro turistico. Nel versante sudest ci sono delle casette abitate da pescatori, mentre a nordovest sono arrivati i grandi investitori immobiliari: a pochi chilometri c’e` il progetto di costruire qualche migliaio di villette a schiera. Il processo praticamente e` stato questo: gli hippy hanno iniziato ad occupare il posto negli anni ‘80, alla fine degli anni ‘90 questo era diventato gia` una meta per i ragazzi brasiliani alla ricerca di una spiaggia bella ma abbastanza conosciuta da potersi divertire. Lo stato del Ceara’ deve aver deciso ad un certo punto di investire in un nuovo centro turistico ad est di Fortaleza. A ovest c’era gia` Jericoacoara, a est c’era questo villaggio di pescatori senza elettricita`, senza strada asfaltata, dove pero` ci andavano un bel po’ di persone. Pochi anni fa asfalto e elettricita` sono arrivati in pompa magna, e con loro turisti da tutto il mondo.
Nonostante la pubblicita` sui giornali nazionali, i reportage a pagamento, Canoa non e` sovraffollata (ci sono stato a pasqua, periodo di vacanze). Esclusa la domenica si poteva passeggiare tranquillamente sulla spiaggia senza avere troppa gente in giro. Ci sono alcune posade, belle, pulite, eleganti e silenziose, ma anche ristoranti dove si mangia buon pesce a poco. Uno e` quello del Negro. Il Negro e` un po’ schizzato, non e` per nulla negro, e` bianco, pelato e argentino e dopo anni in Brasile parla uno stentato portoghese intercalato da che e vos e sois. Anche lui conosce la Bolivia, ma non ne ha un buon ricordo.
Quando riusci` a uscirne era completamente rovinato, distrutto. Arrivo` a Canoa senza gli occhi per piangere, grazie a po’ di carita` e agli aiuti dei suoi genitori in Argentina. Conobbe una donna brasiliana con la quale si sposo` (e` ancora la sua compagna) e mise su un piccolo ristorante. Parlando della sua compagna si commuove ancora raccontandomi di come lei lo abbia aiutato all’inizio, se pure non avesse quasi nulla neanche lei. Meno hai piu` sei disposto a dare, chi non lo sa caro Mario? Quando decisero di sposarsi scopri` che lei non aveva nessun documento. Certificato di nascita, carta identita`… niente. Chissa` come faceva a votare, eh? Non stiamo parlando di una india ultracentenaria, stiamo parlando di una donna con meno di quaranta anni, che vive a due ore dalla capitale dello stato del Ceara’, sulla costa (molto piu` “civilizzata” dell’interno), che nel 1995 per lo stato brasiliano non esisteva. Adesso e` sposata col negro. Solo che lei e` nera, il negro e` bianco, simpatico e pelato.
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