Intervista a Roberto Baggio, leader MST
Posted on June 13, 2005
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Roberto Baggio lavora principalmente nella sede del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST) di Curitiba, capitale dello stato brasiliano del Paraná. Lavora con un vecchio computer su cui è installato il sistema operativo MSTix, una distribuzione GNU/Linux sviluppata appositamente da e per il movimento. È posato, ma si anima immediatamente appena la discussione prende una piega interessante. Roberto Baggio sta marciando dal primo giorno, ed essendo uno dei più importanti dirigenti del Movimento Sem Terra all’arrivo in accampamento, ogni mattina, invece di riposare parla al cellulare, discute con altri militanti, con giornalisti, un quaderno a quadretti in mano su cui scrive per punti, connettando le idee con linee e frecce. Quando iniziamo a parlare sull’ultimo foglio ha sottolineato la frase “accumulare forze”, e la sta ripetendo ad un coordinatore politico. La marcia è al suo undicesimo giorno, le negoziazioni con il governo vanno avanti ma ancora non è arrivata nessuna notizia nell’accampamento itinerante della marcia.
Come stanno andando le negoziazioni con il governo?
Le nostre richieste sono state inoltrate il 2 maggio. In questi giorni il governo dovrebbe riunirsi per discuterle, il 17 maggio, giorno di arrivo a Brasilia, avremo poi l’intera giornate per parlare con il presidente Lula.
Quali sono le richieste che state facendo al governo?
Vogliamo la riforma agraria. Abbiamo una richiesta globale, che include aspetti amministrativi, legali, finanziari secondo noi da cambiare per rendere la riforma agraria possibile. Come cambiare, poi, è compito del governo.
È vero che chiedete di togliere l´Istituto Nazionale per la Riforma Agraria (INCRA) dalle dipendenze del ministro per lo sviluppo agricolo, Rossetto, per metterlo direttamente alle dipendenze della presidenza?
Sì. Il ministero per lo sviluppo agricolo è, di fatto, un ministero senza portafoglio, vorremmo quindi escludere un passaggio burocratico: il presidente dell´INCRA potrebbe rivolgere le sue richieste direttamente al presidente della repubblica.
Le ultime dichiarazioni del presidente Lula sembrano mostrare un uomo differente da quello di qualche anno fa. Siete sicuri che il presidente sia ancora così vicino al Movimento Sem Terra?
Le difficoltà per la realizzazione della riforma agraria non provengono dal presidente. È lo stato che non permette cambiamenti per come è concepito. È ancora il potere finanziario che decide.
João Pedro Stedile [dirigente nazionale anche lui] dice che la riforma agraria non è compensazione sociale, ma distribuzione di ricchezza e creazione di lavoro. Eppure anche i brasiliani favorevoli al Movimento Sem Terra vedono spesso il movimento come “un popolo che lotta per i suoi diritti”. Perché non si capisce che le riforme richieste dal Movimento non toccano solo i militanti?
La borghesia vorrebbe distruggere politicamente l´MST. I media mostrano un MST violento, che solo occupa terre. Mai un MST a tutto tondo, con le sue proposte per le cooperative agricole, l´istruzione, la partecipazione politica. Lì dove l´MST è il principare attore politico, negli assentamenti [piccoli stanziamenti nati a seguito dell´espropriazione dei terreni occupati dall´MST], la vita del cittadino non è la stessa che nelle città … il cittadino ha effettivamente i diritti di cittadinanza. Ma i media non mostrano mai cosa può essere un assentamento. Un giornalista della Globo [la maggiore rete televisiva brasiliana, privata] mi ha detto “se la Globo volesse, l´MST in dieci giorni verrebbe visto dai brasiliani come un eroe nazionale”. Chiaro che non accadrà mai, vogliamo la riforma agraria che oramai è diventata una disputa ideologica…
Non viene appoggiata anche se sarebbe nell´interesse della borghesia attuarla?
È diverso. La riforma agraria che vogliamo non è più la riforma agraria che era necessaria negli anni cinquanta, la riforma borghese…
…la riforma della rivoluzione industriale inglese, contro il clero e la nobiltà ?
Ecco. L´MST vuole un cambiamento del modello agricolo ed economico. Possiamo individuare cinque pilastri del modello agricolo brasiliano, che devono essere abbattuti. Uno, la concetrazione della proprietà , i grandi latifondi. Due, lo sfruttamento della mano d´opera, dai 350 anni di schiavitù [in realtà il lavoro in regime di schiavitù è ancora presente in brasile, anche se illegale] al lavoro sottopagato dei giorni nostri. Tre, la monocoltura. Quattro, l´agroesportazione…
…la terra come sorgente di commodities?
Esatto. La terra non produce più mezzi di sussistenza [si produce la soia, che viene esportata e i capitali ottenuti entrano nel sistema finanziario internazionale]. Cinque, tutto questo processo ricade sotto il controllo delle multinazionali, con conseguente perdita della sovranità del popolo.
Il Movimento Sem Terra riunisce circa seicentomila famiglie di militanti. Bastano per un cambiamento strutturale dello stato?
No, chiaro. Bisogna rendere le persone più coscienti. In questo il PT [Partito dei Lavoratori, di Lula] ha molto da insegnare. Il PT per arrivare al governo dopo venti anni di lotta ha infranto dogmi che sembravano inattaccabili. Ma dall´altra parte ha mostrato i limiti di un cambiamento istituzionale. In verità bisogna ripensare lo stato brasiliano.
Bisognerebbe ripensare lo stato in ogni singola nazione, ho paura.
[ride] Noi solo possiamo portare la lotta a livello nazionale.
Cosa può fare il Movimento Sem Terra per avere più controllo dell´informazione?
L´MST può solo suggerire… le organizzazioni sociali poi devono costruire gli strumenti per cambiare i media, per formare i militanti, stimolare forme di lotta corporativa e solidaria, per essere finanziariamente indipendenti dallo stato.
Lo stato di Goias è stato criticato per aver speso 100.000 euro per la marcia.
Sì, ma l´avremmo fatta anche senza gli aiuti. Con qualche difficoltà in più forse…
Non avremmo avuto tre pasti caldi al giorno?
Appunto. Nel 1997, nonostante il governo ci combattesse, la abbiamo fatta lo stesso, ed erano 1500 chilometri.
E perché la state rifacendo nel 2004?
Non bisogna lasciare che questi quattro anni con Lula passino senza che nulla sia accaduto. Il nostro compito è ora di accumulare forze e piccole vittorie: se dovesse ritornare Fernando Henrique Cardoso da una parte dobbiamo essere pronti a rispondere alla repressione, dall´altra non dobbiamo ritrovarci con una base frustrata a causa del governo precedente. Con la marcia vogliamo alterare la congiuntura politica intorno alla riforma agraria: attuare un dialogo con l´opinione pubblica convincendola che la riforma agraria è possibile e necessaria. Dobbiamo far pressione su Lula in modo che sistemi lo stato in condizioni di fare la riforma agraria. E ancora denunciare il modello economico e agricolo odierno e formare militanti per una base sempre più organizzata. Rimane necessario che le misure concrete siano effettuate in questa legislatura.
Possiamo dire che Lula fu ingenuo promettendo riforme troppo radicali e quindi irrealizzabili?
Non fu ingenuità , fu una scelta politica.
Allora possiamo dire che il Movimento Sem Terra fu ingenuo?
[ride] Un po´, sì. Ma siamo sempre un movimento sociale, e i movimenti sociali a volte sono ingenui.
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