La Marcia

Posted on May 23, 2005
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Il primo maggio più di 10.000 militanti e qualche centinaio di simpatizzanti del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) si sono ritrovati nella piazza principale di Goiania, capitale dello stato di Goias, per l’inizio della “Marcia per la Riforma Agraria”. È la terza marcia dell’MST. La prima fu nel 1997 a un anno di distanza dalla strage di Eldorado dos Carajas, in cui persero la vita 19 lavoratori senza terra: all’epoca mille persone camminarono da San Paolo fino a Brasilia, percorrendo circa 20 km al giorno per 3 mesi. Oggi il numero di partecipanti supera le aspettative: ogni giorno arrivano nuovi pullmann e la marcia conta ora quasi 13.000 partecipanti. Sono presenti pochi stranieri: maggioritari gli italiani, con nove rappresentanti.

La marcia è aperta da don Luis Beltrami, 96 anni. Tre lunghe file indiane di quasi quattro chilometri lo seguono. Il “Carro do Som”, il sound system, in mezzo. Ad ogni partecipante una radiolina con cuffie in prestito per ascoltare “Radio Brasil em Movimento, la prima radio che viaggia per il Brasile”, una radio itinerante organizzata dalla Associazione Radio Comunitarie, installata sul sound system, che dà istruzioni, incita i manifestanti con slogan del movimento, trasmette canzoni, riferisce giornalmente la reazione dei mezzi di informazione e, non ultimo, alleggerisce la fatica dei pellegrini con la “Radionovela do Campo”, sulla falsariga di biancaneve senza i sette nani in cui le multinazionali giocano il ruolo della strega maligna.

Anche i manifestanti più giovani, di norma più radicali, riconoscono subito che questa marcia non è contro il Governo Brasiliano, non è contro il presidente Luis Inacio Lulada Silva, detto Lula. “Rimaniamo l’unico paese in cui un lavoratore è diventato presidente.” ricorda Josemar, 21 anni, ex-studente d’accademia da due anni nel movimento. “Ho smesso di militare nel PT [il Partito dei Lavoratori, di Lula]. Non sono d’accordo con la politica economica di questo governo, sono frustrata, ma non disillusa, per il fatto che la destra interna al partito possa decidere di destinare miliardi di dollari al pagamento di tassi di interessi mostruosi invece di devolverli alla spesa sociale”, afferma Carmen, 22 anni, da tre nel movimento. Omar, 21 anni, è entrato nel movimento un anno fa, contro la volontà dei suoi genitori “Me ne sono innamorato. Sono qui perché penso che il ruolo dell’MST sia di mostrare che il popolo non può limitarsi a votare un partito ed aspettarsi che tutto cambi, e penso che svolga questo ruolo meglio di chiunque altro: bisogna partecipare alla vita politica, spingere il governo ad onorare le promesse elettorali”. Sono quasi le stesse parole utilizzate da Delwek Matheus, uno dei fondatori dell’MST, dirigente nazionale: “Non basta aspettare che Lula risolva il problema, perché questo non accadrà . Fare una riforma agraria, per il governo, vuol dire rompere con l’agricoltura industriale, l’agrobusiness. E rompere con l’agrobusiness vuol dire mettersi contro la finanza internazionale. E Lula non può fare questo da solo”.

Il solo fatto che questa marcia abbia avuto luogo, significa un enorme successo per il Movimento Sem Terra, non solo per la mole della colonna. Questa marcia avrebbe avuto luogo con un mandato presidenziale in continuità con l’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso, uno dei cui obbiettivi politici era l’indebolimento dell’MST, ma con molte più difficoltà .

L’opinione diffusa che Lula stesso voglia questa marcia, e che questa marcia possa essere il grimaldello per obbligare l’opposizione interna del governo ad avanzare con la riforma agraria. Il ministro dell’agricoltura Rodrigues, PT, sarà obbligato a mettersi dichiaratamente contro la riforma, una scelta politicamente rischiosa, o a cedere alle pressioni del ministro per lo sviluppo agrario Rossetto, da sempre vicino all’MST. Mentre la base e una buona parte della dirigenza del movimento marciano, altri fanno avanti e indietro tra l’accampamento itinerante e Brasilia, per lavorano al tavolo delle trattative col governo. Il 2 maggio sono state consegnate ai vari ministeri le riforme richieste per poter attuare finalmente la riforma agraria [cfr. l’intervista a Roberto Baggio], e, anche se occupati con il vertice Paesi Arabi e America Latina, in questi giorni i ministri stanno discutendo le proposte. Il 17 maggio, giorno di arrivo a Brasilia, il presidente Lula ha l’agenda libera per ricevere il Movimento.

Per un osservatore esterno una volta di più l’MST sta dando prova di una capacità organizzativa sbalorditiva: due pasti caldi, tende già montate all’arrivo, bagni chimici, acqua potabile a volontà anche durante la marcia. Un asilo itinerante per i 140 bambini con attività ludiche per otto ore al giorno, un grande schermo che ogni sera proietta spezzoni del girato del documentario ufficiale, un responabile sanitario con medicine e capacità ogni pochi metri, ambulanze. Questo è possibile perché per tutti gli interni al Movimento questo altro non è che un accampamento itinerante: da venti anni il Movimento, per forzare la distribuzione delle terre improduttive, occupa la terra con baracche di plasica nera in cui gli “accampati” vivono per mesi o anni per iniziare un processo legale contro il proprietario della terra. L’accampamento è anche l’iniziazione del militante. È il luogo in cui impara ad organizzarsi partecipando pienamente alla gestione della “polis”, e questa capacità si rispecchia nell’avanzare di 12.000 persone in marcia in fila indiana, per quasi 250 km, senza nessun intoppo.

Avremmo qualcosa da imparare anche noi italiani: ad Ivan, basco, che sta seguendo la marcia, la direzione ha detto scherzosamente: “Puoi inserirti nella brigata del Maragnao. Ma per favore, non fare come gli Italiani: non riusciamo a farli stare in un unico stato: mangiano con uno e dormono con un altro. Non riusciamo neanche a farli marciare in fila, un disastro!”.

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