Pedali come dio comanda - Salario minimo ed inflazione /2

Posted on June 7, 2005
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Il post di qualche giorno fa (pedali invertiti) era stato ispirato da un articolo sullo Estado de São Paulo di un mese fa, in cui si lodava la maturità del Partito dei Lavoratori (il partito del presidente Luis Inacio Lula da Silva) per non aver aumentato il salario minimo.

Purtroppo nei giorni a seguire nessuno si è preoccupato di mostrare ai lettori come aumentare il benessere (o meglio diminuire il malessere) di chi vive con 80 euro al mese senza generare una crisi finanziaria. Il problema è che se tutti pensano che aumentando il salario minimo in Brasile il sistema entra in crisi, appena si applica questa misura i capitali fuggono e il Brasile collassa. Quindi bisognerebbe convincere gli investitori che aumentando il salario minimo il sistema non entra in crisi, e tutto si risolve.

Niente di nuovo: i salari dei lavoratori più poveri in Europa sono aumentati, in termini relativi, enormemente, eppure non c’è stata nessuna crisi. Negli Stati Uniti dell’800 i salari erano molto più alti che in Europa e il paese godeva di ottima salute.

Così ho scoperto che qualcuno aveva già affrontato la questione, nel 1865, risolvendola come segue.

Se i salari dei lavoratori più poveri aumentano, possiamo pensare che questi spenderanno l’aumento principalmente in beni di prima necessità e, se proprio esageriamo, una parte in beni di lusso. Se i lavoratori più poveri diventano tanto benestanti da comprare beni di lusso, bene: siamo tutti ricchi e felici, e se arriva un po’ di inflazione per i beni di lusso pazienza: quando diventeranno più cari i lavoratori più poveri ne godranno meno. Quindi guardiamo solo alla parte investita in beni di prima necessità .

In un primo momento l’orda di nuovi ricchi si abbofferà comprando latte, medicine, vestiti. E i prezzi di queste merci aumenteranno, vanificando lo sforzo dello Stato che tanto ha fatto per renderli ricchi. E fin qua d’accordo con gli opinionisti dell’Estado de São Paulo. Parallelamente gli industriali inizieranno a guadagnare di meno perché la forza lavoro è più cara. Solo i produttori di beni di prima necessità si ritroveranno in una buona situazione, perché i prezzi sono saliti e la quantità di merce anche. A questo punto è lecito pensare che capitali e forza di lavoro si muoveranno verso le aree più remunerative: non è che stiamo parlando del grande potere regolatore del mercato, semplicemente i capitali (gli investimenti e la produzione) si muovono verso aree in espansione. Chi guadagnava 80 euro al mese ora ne guadagna un po’ di più, chi ne guadagnava 8000 ora ne prende un po’ di meno…

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