Santo Che Guevara
Posted on April 23, 2007
Filed Under Brasile, Reportage |
Ieri sono tornato a Santacruz, con questa moto tenuta su col fil di ferro, da la Higuera, luogo dell’esecuzione del comandante Ernesto Guevara, il Che. Complici anche due cene pesanti, non ho fatto altro che sognarlo. Ho letto il suo diario mentre ero li’, ho parlato di lui con la gente, la sua icona dipinta sui muri mi ha accompagnato da Vallegrande (l’ultimo paesino degno di questo nome) fino a Pucara e poi a La Higuera. Insomma un’esperienza mistica, da quindicenne, ma non tanto per la meta, quanto per il viaggio.
Ho deciso di prendere la strada per i monti, la stessa che deve aver percorso lui piu` di vent’anni fa, con la mia mitica Honda 125 da campo, come dicono qui, fresca di meccanico, 15 litri di benzina supplementari sulla sella e un kit di sopravvivenza degno di un bambino che ha appena finito di leggere Salgari.
In un piovoso pomeriggio ho raggiunto Samaipata. La mattina successiva mi sono diretto, su una mulattiera terribile, verso Vallegrande. Sono stato sulla moto col motore al massimo, senza riuscire ad andare oltre la terza, per 6 ore, piu’ un’ora a rimontare il pignone della catena che se ne era uscito disperdendo le viti. Mi e` venuto da piangere pensando che avevo la pasta ma solo mezzo litro d’acqua. Poi son riuscito a rimontare il pignone con le viti della targa, e ho reiniziato ad apprezzare il paesaggio, queste colline alte, brulle, e lo sguardo che si perde fino all’orizzonte senza incontrare segni di vita umana.
Arrivato a Pucara’, ricoperto di polvere, mi son fermato nella piazza, sono stato circondato dai giovani, piu` divertiti dalla mia buffa mise (occhiali da aviatore e casco da Sturmtruppen) che incuriositi dall’ennesimo Yanqui in pellegrinaggio. Uno ha tolto una spina di rovo dalla ruota: si e` sgonfiata. Riparare la moto e` la gioia dei bambini che hanno qualcosa di nuovo da vedere.
La sera ho parlato con la signora che mi ospitava. Dopo cena mi sono rollato una preziosa sigaretta nel suo magazzino e abbiamo parlato un po’. Aveva la gastrite e si curava col caffe’. Nell’unico paese dove le foglie di coca sono legali lei si curava la gastrite con caffe’ liofilizzato. Le ho consigliato un mate di coca, le ho consigliato di evitare il caffe’, e le ho dato le pastiglie americane che ho con me. Poi ho visto un sacco di concime con scritto <
Finalmente il giorno vado a La Higuera: non sono il primo turista che trova un cavallo (ma sono uno dei pochi, mi superano tre fuoristrada), e mi avvio, accompagnato per un tratto da un improbabile Sancho Panza a cavallo di un asino. Il tipo, definito poi “charlero” da altri suoi compaesani, per un’ora mi racconta di come il clima sia cambiato negli ultimi venti anni, e di quanto sia ora difficile coltivare qualsiasi prodotto -escluse le patate.
La Higuera mi prende allo stomaco: scollino e mi appare al tramonto, entro e a destra e sinistra poesie, ritratti del Che. L’idea fissa e` che sono solo uno dei tanti turisti che passano. Mi siedo a parlare con i superstiti (15) del paese, che nonostante vivano in un luogo di pellegrinaggio sono ridotti malissimo. Un ragazzo ha degli enormi piedi senza scarpe -non riesce a trovare delle scarpe del suo numero. Mi appaiono tutti un po’ apatici, spenti. Mi fa male vedere come questa gente sia inadatta alla societa` che gli e` stata imposta –o viceversa. Di come siano incapaci di trasformarsi da cittadini in agenti sociale attivi: vivono vendendo qualche cocacola al giorno ai pellegrini. Basta.
Ma la cosa piu’ toccante e’ stata la conoscenza di una ragazza che faceva i frullati a Vallegrande. Qui in genere ne fanno di ottimi e in ogni citta` mi affeziono ad un chiosco del mercato comunale. Questa ragazza mi ha raccontato, la terza volta che ci siamo incontrati, che suo padre aveva ospitato il Che. Poteva essere non vero, li’ tutti cercano di fregiarsi di una simile esperienza. Pero’ lei mi ispirava fiducia, e per riflesso suo padre. A parlare con la gente non sembra che Che Guevara sia morto perche’ non ebbe l’appoggio popolare. Non voglio dire che il popolo boliviano ha qualche colpa, lui stesso non ha mai una parola di accusa. Pero` allora non venne certo accolto come il salvatore. Che Guevara, ora, invece, in Bolivia e` sentito dal popolo come un santo che si e` immolato, un cristo che si e` crocifisso per mondare i peccati. L’immagine di Guevara morto, con gli occhi aperti, a noi ricorda il Cristo del Mantegna, per loro e` uno dei possibili cristi. La ragazza mi parlava dei presunti miracoli del Che che le erano stati raccontati. Dei vari ragazzi nostri coetanei che si chiamano Ernesto per grazia ricevuta.
La mattina della mia partenza ho portato al mercato il diario con la mappa degli spostamenti della guerriglia per poter dedurre la data dell’incontro e cosi’ leggere il resoconto. Pero’ risultava che il Che dalla casa di suo padre non ci era passato… mi sono sentito una merda. Mi aveva raccontato che suo padre faceva dire una messa per il Che ogni anno (ahi noi atei!), che raccontava di quanto il Che fosse stato gentile. Allora le ho detto che forse l’aveva ospitato prima della campagna vera e propria, quando facevano giri di ricognizione. (la cosa interessante, se il padre non ha mentito del tutto, e’ che potrebbe aver ospitato l’altra pattuglia di guerriglieri, capitanata da Joaquin, di cui non si conoscono alcuni spostamenti). Cosi` ha iniziato a sfogliare il libro, per lei costosissimo (30.000 lire, e’ stato caro anche per me). Poi ha iniziato a leggerlo, molto lentamente e sillabando ogni parola, aiutandosi col dito. Non era bella, ma le mani erano delicate, curate, affusolate. Come i bambini, sfogliava e si soffermava sulle foto, leggeva le didascalie, sorrideva contenta, e diceva “questo fa parte della nostra storia, la prossima volta che vado a Santacruz lo compro”. Insomma glielo’ho regalato, perche’ anche se lo avesse trovato alla meta’ di quanto l’ho pagato io -cosa possibile– per lei sarebbe stato sempre troppo caro. Le ho scritto il mio nome con la data, e lei continuava a lisciare la copertina con le mani, e diceva alla figlia di 11 anni “sono sicura che lo leggerai subito - e poi a me -le piace moltissimo leggere, di tutto: racconti, libri, fumetti. adesso avra` un bel po’ da fare per molto tempo!”
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