Movimento Senza Terra: La storia non è finita (documentario)
Posted on April 25, 2007
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L’immagine che arriva in Italia del Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra (MST) in Brasile e` a volte filtrata da un certo romanticismo, da una certa nostalgia da parte di chi auspica in Europa un risveglio delle coscienze capace di cambiare il corso della storia; altre volte e` filtrata dai media conservatori brasiliani che vedono l’MST come un pericoloso covo di criminali pronti a emulare Stalin in barbari espropri proletari.
Piu` pacatamente, guardando la fotografia di Sebastiao Salgado, tanto simile a “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo, si potrebbe essere portati ad accostare il Movimento alle lotte contadine italiane del primo Novecento.
L’MST, a osservarlo da vicino, parlando con gli attivisti, i dirigenti, i lavoratori che ne formano la spina dorsale, appare come un movimento nuovo, un importante attore politico che non punta alla rivoluzione socialista, ma al “diritto alla cittadinanza” dei 60 milioni di brasiliani dimenticati dallo Stato.
Circa un milione di persone, oggi, in Brasile, nella decima potenza mondiale economica, vivono come rifugiati nel loro stesso paese. Vivono in baraccopoli, in provvisorie abitazioni di legno e plastica nera, lottando per l’attuazione della Riforma Agraria. Gia` dal 1964 il diritto brasiliano, e quindi lo Stato stesso, riconosceva la necessita` di espropriare le terre improduttive.
Secondo Delwek Matheus, dirigente nazionale del movimento, il Movimento riscatta la storia della lotta per la terra in Brasile. La lotta per la terra in Brasile esiste in realta` da 500 anni, da sempre. La lotta per la terra nacque come lotta degli Indi a cui si aggiunsero poi i Neri, ex schiavi, e infine i contadini, e venne interrotta durante la dittatura militare (1964-1984). Negli anni 70 il movimento per il ritorno della democrazia nel paese inglobo` il movimento della lotta per la terra che risorse con forza nei primi anni 80.
Ma la lotta per la terra negli anni 80 si differenzio` nettamente da quella ante-dittatura: mentre quella era una battaglia per restare nella campagna, questa si rivelo` piu` globale, richiedendo allo stato il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali, primo, ma non ultimo, quello della distribuzione della fonte di sostentamento primaria, la terra coltivabile.
Dagli anni Trenta fino alla dittatura militare i piccoli proprietari venivano allontanati dalla campagna: Jorge Amado descrive nel cupo “Angoscia nella notte” o nel radioso “Gabriella garofano e cannella” l’azione dei “colonnelli”, i nuovi proprietari terrieri che creavano con la forza delle armi i latifondi. La violenza, unita al “grillagem”, la manomissione dei documenti di proprieta`, porto` alla formazione dei piu` grandi latifondi esistenti al mondo.
Durante la dittatura militare l’allontanamento dalle campagne fu motivato dalla richiesta di manodopera a basso prezzo delle citta`: la dittatura militare fu caratterizzata, afferma Marcos, giornalista di Forbes Brasile, da una politica economica orientata alle grandi imprese di Stato, alla presenza dello Stato nella grande industria. Suor Alberta, 82 anni di cui gli ultimi 34 vissuti in Brasile, racconta che negli anni ‘70, nello stato del Nord del Maranhao, l’arrivo delle grandi arterie di comunicazione significo` l’arrivo dei grandi capitali del Sud e dell’allontanamento forzato dei piccoli proprietari, degli Indi e delle colonie di ex-schiavi (cfr. “Quilombo di Frechal” di Malighetti). “Bruciavano case, uccidevano, e la polizia trattava i contadini come se fossero stati criminali. Non esisteva lo stato, al massimo un ufficio con un delegato.”. Fu la Chiesa in questo
periodo a farsi carico non solo della difesa degli oppressi (cfr. “L’avvocato dei Senza Terra”), ma anche di alcuni principi vicini agli ideali socialisti (cfr. la critica alla Teologia della Liberazione nell’enciclica “Urbi et Orbi” di Giovanni Paolo II). Racconta sempre suor Alberta che fu la necessita` di organizzazione degli oppressi a generare il Movimento Sem Terra.
Ma l’organizzazione, unita ad una vera e propria difesa legale, non era volta esclusivamente alla conquista della terra. L’MST nasce per la conquista della terra ma non si ferma alla terra. L’azione politica dell’MST va dall’organizzazione delle nuove occupazioni fino al perfezionamento delle efficientissime cooperative agricole sparse per il Brasile. L’occupazione della terra e` necessaria per obbligare lo Stato a riconoscere quello che lo Stato stesso ha sancito piu` volte: la necessita` di esproprio, indennizzato, delle terre improduttive. Ma vede nell’esproprio solo il primo stadio di un lungo processo.
Tra le sedici persone intervistate per il documentario “La Storia non e` Finita”, Jose’ Lino da Rocha e` sicuramente il personaggio non solo piu` fotogenico, ma anche piu` a tutto tondo: segretario della cooperativa agricola COPAVA, 74 anni, ha partecipato a una delle occupazioni piu` difficili nella zona di Itapeva, avvenuta nell’87. Racconta che dopo la prima occupazione la polizia decise di eseguire lo sgombero ordinato dalla magistratura. I rappresentanti degli occupanti trattarono per uno sgombero non violento: le baracche furono smontate e ognuno raccolse con se’ le poche cose. Liberata la terra la
polizia cerco` di caricare le 150 famiglie su dei camion per portarle verso una destinazione ignota. Da sgombero a deportazione. Fu grazie all’intervento di un avvocato vicino agli occupanti che questi presentarono un reclamo all’ingiunzione di sgombero e si accamparono, come ancora oggi spesso avviene, ai bordi della strada. La cosa andò avanti fino a che, nel giro di 4 anni, lo Stato non riconobbe ai lavoratori il diritto alla terra ed esproprio` una parte del latifondo.
La storia dell’occupazione narrata da Jose’ Lino e` appassionante. Questo anziano contadino, con una pancia prominente che invade il campo dell’obbiettivo, con due occhi vispi nel mezzo di una faccia abbronzata incorniciata da capelli bianchi racconta con passione la lotta: una lotta che dura da venti anni, che e` continuata dopo il riconoscimento della terra.
Luiz, responsabile per lo Stato di San Paolo del reparto Salute del Movimento, aveva spiegato i diversi stadi dall’occupazione alla cittadinanza: una volta effettuata l’occupazione si crea l’accampamento. Come dice Joao Pedro Stedile, uno dei leader piu`
carismatici del Movimento, “l’occupazione e` una forma di lotta contundente, che obbliga lo stato a dire da che parte sta” (Brava Gente, la traiettoria del MST). Una volta occupato un terreno lo stato e` obbligato a iniziare un processo, che potra` concludersi con l’esproprio della terra o lo sgombero degli occupanti: ma se il terreno ha alcune caratteristiche (per esempio e` improduttivo), l’esproprio e` una dovuta applicazione della legge. Da una parte i grandi proprietari che chiedono la restituzione del “maltolto”, dall’altra gli occupanti che chiedono l’esproprio di un’area che possa sostentare tutte le famiglie occupanti.
Durante l’occupazione un centinaio di famiglie, se non altro per ragioni logistiche, non possono occupare piu` di qualche ettaro, ma il solo fatto di aver occupato quella piccola porzione forza il processo per l’attuazione della riforma agraria. La lotta continua nell’accampamento fino a che non viene riconosciuto ai lavoratori il possesso di un’area sufficiente al sostentamento di tutte le famiglie, nessuna esclusa: l’accampamento diventa assentamento e inizia la formazione della citta`. “A questo punto- racconta Jose’ Lino -noi non possiamo fermarci. La terra e` solo l’inizio: se l’animale si ferma,
il cacciatore lo prende, se vola, il cacciatore rimane a bocca asciutta”.
La lotta per la cittadinanza e` l’avventura della comunita` che deve formare la citta`. Sempre Jorge Amado in “Tocaia Grande” racconta l’appassionante trasformazione di una stazione di passaggio in citta`, la lotta contro i potenti, l’organizzazione della vita sociale. Ma nel caso degli assentamenti legati all’MST i lavoratori pretendono dallo stato che vengano loro riconosciuti tutti i diritti di cittadinanza brasiliani. Innanzitutto i servizi: la prima richiesta e` un mezzo di
trasporto per i bambini. I bambini dell’assentamento di Jose` Lino sono rimasti un anno senza istruzione, e questo e` ancora visto come una colpa gravissima dello Stato. Sempre lo Stato deve costruire delle strade (in terra battuta), deve
assicurare un minimo servizio di trasporti. Devono essere aperte delle linee di credito per investire in macchinari e formazione. Deve arrivare l’energia elettrica, l’acqua corrente, devono essere costruite le fognature, ci deve essere il telefono (la cabina, nessuno potrebbe permettersi il telefono in casa). Contemporaneamente l’assentamento si organizza: si crea una forma di organizzazione politica (nel senso di gestione della polis), si assicura la presenza di uno spaccio per i generi di prima necessita`, si crea un orto medicinale in sostituzione della farmacia e si richiede la presenza
periodica di un medico nel paese.
Lentamente, nel giro di una decina di anni, le baracche in plastica vengono sostituite da baracche in legno e quindi in muratura. Si definiscono sempre piu` i limiti tra privato e comune. Dalla comunita` piu` o meno organizzata chi vuole passa alla cooperativa legalmente riconosciuta, mentre altri decidono di poter coltivare da soli il proprio pezzo di terra.
La lotta descritta da Jose’ Lino fa sempre parte della lotta dell’MST, ma l’MST non puo` essere inteso come un partito politico, come una organizzazione che lotta per il potere politico.
Alla fine dell’intervista di Jose’ Lino, Jamil, 47 anni, anche lui della cooperativa, chiarisce con un sorriso ed una mimica squisitamente brasiliana la natura dell’MST:
«A volte qualcuno, all’inizio, diceva “Sembra che in questa riunione ci sara` l’MST”, come se il Movimento fosse un oggetto. In realta` il Movimento non e` un oggetto: e` un popolo senza terra. A volte mi dicono “Jamil, ma tu sei dell’MST?” e io rispondo: “Io non sono dell’MST. Io sono l’MST…” »
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