Vacanze
Posted on April 1, 2005
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Dopo meno di un mese di lavoro sono già in vacanza. A Canoa Quebrada (foto). Canoa si trova a 120 km a sud di Fortaleza. Fortaleza è nel nord-est brasiliano.
Qui a Canoa ci è arrivato per la prima volta, quattro anni fa, un mio amico, Marino, che avevo conosciuto nell´agosto del 2000 a Santa Cruz, in Bolivia. Marino ha viaggiato praticamente ogni pase latinoamericano. Da nove anni si sposta da un paese all´altro inframezzando ogni tanto 6 mesi di lavoro in fabbrica vicino Mestre per raccogliere liquidi. Ha vissuto in Messico, Honduras, Bolivia e Brasile e transitato in tutti gli altri paesi.
Esistono grossolanamente due tipi di viaggiatori a lungo termine, ossia escludendo quelli che si fanno la vacanza di tre settimane: il primo e` il “modello anglosassone”, con la bibbia sottobraccio, la Lonely Planet, che gira il mondo, tutto, visitando le varie mecche descritte dal libro sacro. Parla solo inglese, prende molti taxi, non disdegna i passaggi aerei, ha paura di essere fregato dai locali e si fa una fotografia sotto al Cristo di Rio, una sul Machu Pichu, una con i faccioni dell´isola di Pasqua e poi via in India, i templi etc. È un po’ come l’olio sull’acqua, non si mescola alla popolazione locale e scivola da un luogo all’altro senza grandi scambi culturali. Ho conosciuto gente che iaggiava da sei mesi in sudamerica che la mattina ti salutava invariabilmente con goodmorning e si arrabbiava perché il tassista non capiva il suo ottimo inglese. Ogni città ha il suo ostello, quello definito col miglior rapporto qualità/prezzo dal sacro libello, dove ci si ritrova, si parla, ci si scambia impressioni, ci si ritrova casualmente (il mondo diventa piccolissimo). In Bolivia andavo a mangiare ogni giorno al mercato (1000 lire pranzo completo). Quando l’ho raccontato ai compagni anglosassoni si sono spaventati: il vangelo consigliava altri ristoranti piu’ delicati nei confronti dei delicati stomaci occidentali. *Nessuno* aveva mai mangiato al mercato…
Comunque sono tutti estremamente rispettosi del posto. Per loro il viaggio é una tappa fondamentale del loro CV. Certamente un anno in giro per il modo di un anno ti obbliga ad affrontare situazioni in cui non ti ritroveresti a casa tua, un po’ di lingua locale la impari, e anche se osservi in maniera distaccata osservi: arrivi a 25 anni con una mentalità più aperta di chi ha vissuto tutta la vita nel paesino scozzese.
Poi c’è il “viaggiatore latino”. O si fa tre settimane di viaggio perché normalmente non ha abbastanza soldi per starsene in giro un anno come l’anglosassone (o perché in Italia, per esempio, aver viaggiato un anno non è sempre visto di buon occhio in un CV) oppure non si separa più dal continente. Avventurieri e piccoli trafficanti, in pietre preziose o piccole quantità di droghe più o meno leggere.
C’è una umanità che non compare nel mondo cittadino, che non si incontra la sera al Leoncavallo. Viene qui, viaggia comprando e vendendo argento, andando nelle varie zone di estrazione delle pietre preziose (qui per l’opale e il quarzo, al sud per altre pietre, Colombia e Venezuela per smeraldi e rubini). Qualcuno ha un pezzo di terreno, una casa, con un’officina, e si formano piccoli centri di produzione artigianale. Solo qui a Canoa ho conosciuto una dozzina di artigiani. Un continuo viavai, un continuo mercato. Tutti passano qualche mese in Europa a vendere i prodotti fabbricati qui. Cileni che conoscono le sagre della Lucania, argentini che amano le feste andaluse. Un ragazzo di Novara, che ha fatto la mia stessa scuola media, che alterna India (tessuti) con sudamerica (artigianato) e Italia (ceramica) comprando una valigia di merce in ogni luogo e vendendo e comprando e vendendo… La cosa piu’ divertente per me e’ che tutte queste persone, che a Milano apparirebbero strane, fuori dagli schemi, sono in realta’ perfettamente uguali agli stanziali, che invece li considerano bestie strane. Non stanno in giro per viaggiare, per provare una nuova esperienza, come gli anglosassoni: vivono in giro, questo e’ il loro modus vivendi, la loro dimensione nella quale possono avere gli stessi problemi di chi vive in centro a Milano. Non e’ una dimensione temporanea in cui possono permettersi di accantonare problemi finanziari, esistenziali…
E` chiaro che “anglosassone” e “latino” sono usati per semplicita`…
Poi ci sono i tipi, un po’ tristi, fuggiti “dallo stressss”. L’ex avvocato che dimostra venti anni di piu’, l’ex giornalista che ti dice “la Bolivia e’ come l’oppio, ti addormenta e non puoi piu’ lasciarla….”. Che normalmente non fanno altro che parlare male del posto in cui vivono. Luoghi comuni tipo: “In Brasile le donne tutte puttane” “Nessuno ha voglia di lavorare” “Non sanno cosa sia la puntualità”, che insomma detto da un Italiano….
Ieri sera un argentino mi ha mostrato una cartina del mondo con tanti spilli piantati. “Che sono?” “I centri nevralgici della guerra al terrore”. Aveva segnato tutti gli attentati dei temibili terroristi alla santa America. Nessuno spillo in Cile, Sudan, Panama, Haiti, Palestina etcetera. Alla fine la discussione finisce su quanto “ignoranti e stupidi siano i Brasiliani: non fanno che far figli senza usare il preservativo.”. E quanto virtuosi siano gli argentini, dove una donna che scopa a destra e a manca è ancora una puttana e rimane nel bordello (diceva “el postribulo”), e le altre si sposano e restano virtuose. “E l’uomo che scopa a destra e a manca, faccio, anche lui viene chiuso nel bordello?”. C’è stato un minuto di silenzio, finche’ un altro italiano ha classificato l’Argentina come paese ancora un po’ machista….
Come dice Carlo Maria Cipolla, la stupidità è orizzontale: ogni insieme di persone ha la stessa percentuale di stupidi indipendentemente dal ceto, classe, sesso e stile di vita: non aiuta essere viaggiatore o stanziale, vivere a Buenos Aires, Roma o Canoa Quebrada.
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